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  • Amedeo Bocchi 1883 - 1976
  • Con una grande retrospettiva distribuita su quattro sedi, Parma rende omaggio ad Amedeo Bocchi, figura assolutamente singolare nella storia dell’arte deel Novecento.

  • Protagonista, soprattutto dagli anni venti, della cultura artistica italiana, presente alla Biennale di Venezia dal 1910 e autore fin dai primi decenni del secolo di opere e cicli di eccezionale rilievo, per la qualità intrinseca e per la partecipazione aggiornata e originale al contesto europeo, l’artista, seppur apprezzato e studiato da importanti critici e studiosi, non ha ancora il posto che gli compete nella storiografia di quel periodo.

    Per questo, a un decennio di distanza dalla mostra del 1996 a Parma Amedeo Bocchi. Vent’anni dopo, che proponeva le opere del maestro della Galleria Nazionale di Parma e delle raccolte private degli eredi e di alcuni “storici” collezionisti privati parmensi e a sei anni da quella Capolavori di Bocchi dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, che appunto esponeva quelle del museo piacentino, la nuova mostra, una completa retrospettiva, è l’occasione per una rivisitazione rigorosa dell’intero percorso di Bocchi.

    Nato a Parma nel 1883, il pittore si trasferì presto a Roma, dove approdò fin dal 1902, ragazzo, per frequentarvi la Scuola del nudo dell’Accademia di Belle Arti e per restarvi fino alla morte, nel 1976, nella casa studio in Villa Strohl-Fern, nel parco di Villa Borghese, assegnatagli, come ad altri artisti di grande nome, nel 1915. Fu quello, da allora, il suo spazio privilegiato, riservato e protetto, ma anche nel cuore di una città viva ed pulsante, che lo stimolò e nutrì, offrendogli importanti occasioni professionali, che si aggiunsero a quelle, numerose, che gli vennero da istituzioni e collezionisti di altre regioni, a cominciare proprio dalla natia Parma e dalla vicina Piacenza, dove Bocchi trovò un intelligente e aperto mecenate quale Giuseppe Ricci Oddi, che gli acquistò alcuni lavori di grande peso, ancora conservati nel museo piacentino fondato dal collezionista e da lui donato alla sua città.

    Con il proposito di mettere in evidenza entrambi gli ambienti, umani, geografici e soprattutto culturali, in cui principalmente la pittura di Bocchi si formò, sviluppò e affermò, i dipinti scelti, un’ottantina,  rispecchieranno, con lo scenario romano, per ovvie ragioni il più noto, anche quello parmense, della formazione e sua primissima attività, poi peraltro sempre presente nell’artista. Ad esso sarà dedicata una prima tranche della mostra, che, con la veduta de La torre di San Giovanni a Parma, del 1898, e con ritratti dei familiari, degli amici e dei suoi primi collezionisti, presenterà altri lavori poco noti, a cominciare dal grande disegno a carbone di Uomo sdraiato con calzoni di eccezionale forza e grande qualità. Parte integrante, e di specialissimo interesse, dell’esposizione sarà inoltre la Decorazione della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma, progettata, preparata e realizzata tra il 1913 e il 1916, che è uno dei risultati in assoluto maggiori del Liberty italiano, in stretta, ma indipendente, connessione con la Secessione Viennese e in rapporto con quella romana.

    Molto numerose saranno le testimonianze del Bocchi ritrattista, che in questo genere, da lui largamente frequentato, eccelse: dai ritratti delle due mogli Rita e Niccolina e della figlia Bianca, amate e prematuramente scomparse, alle protagoniste del bel mondo dell’epoca, a molti, vari personaggi, soprattutto femminili, di primaria importanza lungo tutto il ricco percorso del maestro. Spesso dei veri capolavori, la cui meritata fortuna contribuì tuttavia ad offuscare la complessità e varietà del lavoro dell’artista, come, sempre in mostra, proveranno, oltre ad alcuni paesaggi, di Terracina, soprattutto, negli anni trenta, alcuni quadri di soggetto sociale, pure fondamentali nell’opera di Bocchi, e di particolare significato, dal Cassoniere del 1907 ai due capolavori del 1920 Pescatori delle Paludi Pontine e A sera sui gradini della Cattedrale e al pressoché sconosciuto Il granoturco del 1922.

    Una vera sorpresa, infine, saranno i frutti estremi dell’arte di Bocchi, l’Autoritratto in giardino con le modelle, del 1974, e Pensando alla teoria di Newton, testimonianza tragica, quest’ultimo, dell’avvicinarsi della morte.

    Oltre che da collezioni private e da quelle del Comune di Parma, della Fondazione Monte di Parma, della Fondazione Cariparma e della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, numerose opere esposte provengono da importanti musei: dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza e dall’Accademia di San Luca di Roma.

     

    AMEDEO BOCCHI, 1883 - 1976. La luce della bellezza e della “vita vera”, Parma, Palazzo Pigorini (Via Repubblica, 29), Museo Amedeo Bocchi (Palazzo Sanvitale, Via Cairoli), Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza (P.zza Garibaldi), Sala Bocchi della Galleria Nazionale di Parma, 11 marzo - 27 maggio 2007.